giovedì 1 dicembre 2016

3° Congresso Internazionale di Āyurveda, il Dr Antonio Morandi.

Tra il 16 ed il 19 Settembre scorso, si è svolto a Milano, presso l'Hotel Villa Torretta il 3° Congresso Internazionale di Āyurveda.
Quattro giorni intensi e stimolanti, con la partecipazione di medici, studiosi, appassionati, aziende del settore e curiosi, spinti dal desiderio comune di confrontarsi e capire.

Ne parlo con uno degli organizzatori, il Dr. Antonio Morandi, Presidente società scientifica italiana medicina ayurvedica.


Dr. Morandi come nasce l'idea di un congresso di Āyurveda in Italia?


Quello che ci ha spinti è stata la volontà di proporre lo studio della medicina ayurvedica in un ambito ed in un confronto scientifico, tipico della ricerca e della medicina moderna.

Quindi esponendo quelle che sono le ricerche più recenti attraverso un format che potesse essere comparabile, secondo i canoni dei congressi scientifici internazionali, a quelli di cui avevo esperienza come neurologo e neuro scienziato.

L'esempio era il Congresso Mondiale di Ayurveda, che si svolge ogni 2 anni in India, arrivato quest'anno alla 7a edizione. 


Una cosa ovviamente più grande, per darti un'idea ci sono circa 4000 partecipanti e mezzo milione di affluenza di pubblico, in soli 4 giorni, una cosa immensa per noi europei.

Quindi il primo Congresso Internazionale, tenutosi a Milano nel 2009, è stato il primo esempio di gestione di un congresso di scienze occidentali per quello che riguarda l'Āyurveda.
L'abbiamo ripetuta nel 2010 in India, con i nostri coorganizzatori, che sono il Prof. Nambi e tutta la SNA, a Trisshur.

Siamo stati fermi un po' di tempo perché erano gli anni della grande crisi, durante i quali abbiamo avuto grossi problemi a reperire fondi e sponsor. 
Il 2016 è stato l'anno decisivo per riproporlo, decidendo di fare la manifestazione a Milano, da dove siamo partiti, mantenendo la gestione fin dall'inizio.

Il titolo del congresso di quest'anno, "Āyurveda il senso della vita: il futuro nella tradizione”, richiama appunto il confronto tra modernità e medicina classica.


Infatti, abbiamo tenuto "Āyurveda il senso della vita" come titolo generale fin dal 2009.

Mentre il sottotitolo, che quest'anno è "Il futuro nella tradizione", è sempre stato legato ad il tema del congresso. 
Un esempio è stato nella prima edizione, dove il sottotitolo era "Consapevolezza ambiente e salute". Legato alla necessità di comprendere che solo dalla consapevolezza si arriva all'integrazione con l'ambiente, ottenendo come elemento risultante la salute.


Il programma di questa edizione era diviso in due livelli, il primo e più importante con il Congresso stesso ed INDRA (International network for developement and research in Āyurveda), riservati a ricercatori, medici ed esperti.
Una seconda parte aperta al pubblico ed ad operatori del settore, con il Festival "Salute Futura", con un'area espositiva, workshop e conferenze.
Si può dire che l'obbiettivo era di andare incontro ai vari livelli di conoscenza dell''Āyurveda?

Infatti, questo è lo scopo di questi avvenimenti, in questo momento un po' di frontiera. E' molto importante che ci sia, al di là di quello che può essere lo scambio professionale, scientifico e tecnico degli addetti ai lavori, una corretta diffusione di informazioni al pubblico, che vuole sapere un sacco di cose ma che a volte non sa mai dove rivolgersi.
Allo stesso tempo l'attenzione del pubblico è quello che permette l'interesse degli sponsor, perché loro vogliono la visibilità del pubblico, oltre l'aspetto specifico.
E quindi tutto quanto gioca intorno ad una diffusione dell'informazione corretta per il pubblico e per gli addetti ai lavori e quindi tutti quanti sono contenti.

Durante l'esperienze delle varie edizioni dei congressi, ha notato un'evoluzione da parte di chi propone le proprie ricerche, un'interesse maggiore da parte della ricerca stessa e del pubblico?

Sicuramente, c'è un interesse notevolissimo da parte dei ricercatori, ma la cosa più interessante è la risposta del pubblico e degli sponsor, che sono fondamentali, perché sono quelli che poi ti permettono di fare il congresso. 

Tutto gira attorno a quello, sfortunatamente e fortunamente.

Si, sfortunatamente e fortunamente, ma sai in queste cose pionieristiche l'aspetto commerciale, è secondario, perché se le aziende decidono di sponsorizzare è perché ci credono, non perché vedendo un effetto commerciale a breve termine e questo è un elemento molto importante. 
Per spiegarmi meglio, nel 2009 abbiamo fatto fatica a trovare sponsor, mentre nel 2010 essendo in India molto meno, infine quest'anno le aziende venivano da noi a chiederci di poter sponsorizzare il congresso, e questo è un segnale di cambiamento. 
Diversa è l'evoluzione in campo scientifico accertata ed accettata, che continua ad esserci, ma questo tipo di impostazione del congresso porta un sacco di fermento nell'ambiente e di conseguenza progetti nuovi.

Ad esempio, dal Congresso del 2009, è nata "Journal of ayurvedic and integrative medicines", una rivista diventata poi una delle più importanti del settore.
Un altro aspetto è stato l'interesse del Governo indiano, che nel 2009 era presente con una piccola delegazione.
Mentre nel 2016 è arrivata una delegazione del ministero dell'AYUSH, che è il ministero delle medicine non convenzionali, significa che l'interesse è stato ancora maggiore.


Parte importante del Congresso è INDRA, l'International network for developement and research in Āyurveda. Quel'è l'obbiettivo di questa rete?

INDRA è un'iniziativa molto particolare, che abbiamo intrapreso tre anni fa, perché in questo panorama, quello che abbiamo sempre notato, è che esiste una grande disomogeneità nella ricerca che vien fatta in Ayurveda a livello internazionale e non c'è una visione comune che permette un'avanzamento delle conoscenze in maniera tale da poter poi mettere l'Āyurveda a confronto con la medicina moderna.

INDRA quindi porta a stabilire delle linee guida comuni, il white paper o libro bianco, che verranno pubblicate, come indicazioni delle linee guida di ricerca.

Questo network si stabilisce tra le varie istituzioni, in maniera tale da rendere omogenea la ricerca in maniera da sinergizzare le cose, in modo da ottenere risultati maggiori, invece di quelli che potrebbero essere ottenuti se tutti andassero per conto loro.

In effetti, durante la discussione dei temi principali, durante INDRA, una delle richieste maggiori era evitare la confusione e di conseguenza la necessità di uniformità.
Un esempio è l'intervento in cui si chiedeva di non tradurre i termini usati in Ayurveda, perché hanno un senso proprio.

Esatto, noi abbiamo bisogno di messaggi chiari, per riuscire poi a trovare questo contatto e quindi la collaborazione con la medicina moderna.

Tradurre a volte non ha senso, perché innanzitutto non sono termini ma espressioni di concetti. 
Il sanscrito è una lingua dinamica, ne risulta che non si può tradurre in una maniera statica, una cosa che è in continuo divenire, per cui è molto più importante lasciare i termini così come sono.

Questa è un'operazione che noi abbiamo fatto consapevolmente, nella lingua italiana, inserendo parole provenienti da altre lingue che esprimono dei concetti, come per esempio report, li prendiamo dalla lingua inglese perché sono dei concetti che non sono facilmente traducibili.
Per cui è molto più importante lasciare questi nomi nella loro lingua originale, ne esprimono i concetti che poi sono come codici che ci permettono di leggere le informazioni.

L'esempio più semplice e facile è dosha (1), la traduzione letterale non è in un termine solo, ma è nella spiegazione di un concetto.
Non sarebbe neanche pratico all'uso, quindi tanto vale utilizzare le parole originali. 
Per quello è molto importante che ci sia un glossario e quel glossario in qualche modo venga reso disponibile a tutti.

INDRA inoltre è un premio assegnato a giovani ricercatori, giunto alla terza edizione.

Questi premi sono importanti per stimolare la ricerca, e che questa venga effettuata in un certo modo ed in una certa direzione.
Quest'anno il premio è andato alla ricerca "Depression between Biomedicine and Ayurvedic Medicine - A case of patient experiences in Slovenia", della Dr.ssa Kolarevic.

In questo modo si premia l'idea di base, l'impostazione. 
Poi sono ragazzi giovani che avranno tutto il tempo e la possibilità per cambiare e di approfondire il lavoro, ma ciò che è importante è il sistema di pensiero che viene premiato, più che il risultato della ricerca in sè.

Il risultato della ricerca delle volte può essere interessante perché magari deriva da una ricerca rigorosa ma significare molto poco. Invece molte volte vedere che la ricerca è impostata con il paradigma di pensiero diverso può essere quello che ci serve.

Per esempio quest'anno è stata premiata un'impostazione rivoluzionaria, molto interessante, con esiti che possono essere sicuramente migliorati. 

Mentre l'anno scorso è stata premiata la ricerca della Dr.ssa Dalla Libera, "L'Āyurveda aiuta il recupero della funzionalità linguistica e dell'equilibrio del network neuronale dei pazienti afasici dopo un ictus: uno studio pilota". 

Un lavoro importante sia di pensiero che di risultati. 
Nel confronto nel 2015 era un lavoro più clinico mentre quest'anno è più prospettico, ma entrambi sono importanti perché in qualche modo rappresentano una idea nuova, un sistema nuovo nell'impostare l'osservazione.

Infine, nella sessione 2 del congresso, del Sabato pomeriggio, ha presentato il tema "La capacità di adattamento, come determinante di salute e malattia in Āyurveda", può esprimerne il concetto?

Questa visione deriva da un'esperienza che abbiamo fatto qualche anno fa da qui è scaturito un libro, scritto assieme al Prof. Nambi, su una visione nuova del concetto di salute.

Il concetto di salute è alla base di tutti i concetti di medicina, però c'è una grande confusione su cos'è la salute, questo perché viene interpretata in maniera diversa a seconda dei diversi sistemi di pensiero.

Allora abbiamo cercato di lavorare con altri colleghi, in cui venivano messe a confronto la visione occidentale e la visione indiana della salute. Cercando di trovare poi una quadra, in maniera tale che potesse soddisfare entrambe le visioni, offrendo infine una piattaforma comune da cui partire.

E quello che ne è scaturito, che in realtà è quello che l'Āyurveda, ed anche tutta una componente della biologia, ci propone, ma che non viene tenuto molto in considerazione dalla medicina, la salute come capacità di adattamento degli organismi viventi.


Per esempio quando si è raffreddati non si hanno le migliori capacità di adattamento, si deve dare attenzione all'ambiente, perché diversamente la salute e l'ulteriore capacità di adattamento peggiora, di conseguenza si deve stare a letto e così via.
Per cui questa è una visione molto importante perché soddisfa entrambi i campi, sia quello moderno sia quello ayurvedico. 
Perché permette a quello moderno di focalizzare meglio l'attenzione su dove deve essere esercitato l'atto terapeutico, perché anziché un'attenzione sulla malattia vista come argomento esterno, l'attenzione viene rivolta verso la salute residua, quindi la capacità che l'organismo ha di riportare la capacità di adattamento al valore più prossimo a quello ottimale.

Quindi per la medicina moderna vuol dire una completa e differente gestione delle malattie croniche, dell'invecchiamento, della prevenzione e della disabilità. 
Perché considerando questo tipo di visione come capacità di adattamento, di fronte ad una persona con disabilità, nel pieno della salute in base alle sue condizioni, questa avrà capacità di salute superiori ad un soggetto abile ma con uno stato di salute inferiori. 

Ma la medicina moderna vede i due come uno disabile e l'altro invece abile, e li tratta in maniera diversa, mentre la situazione ideale è opposta, perché, in questo caso, c'è più capacità di adattamento nelle persona in salute in sedia a rotelle rispetto all'altra.
È una rivoluzione un po' copernicana nel campo della medicina e nel come affrontare le cose.

1: Dosha: Principio e sostanza bioenergetica (Āyurveda, F.J. Ninivaggi, ed Ubaldini). Alterazione, malattia (Dizionario Sanscrito-Italiano,ed Avallardi).

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