mercoledì 15 luglio 2015

Swami Joythimayananda, seconda parte: l'incontro.

Non lo nego, sono titubante nel disturbare il Maestro per un blog che, per ora, e' più un'idea che una realtà. Aspetto che le persone che lo circondano si allontanino e Swami rimanga solo per un attimo.
Nel frattempo penso al mio primo incontro con il Maestro. Avevo conosciuto Swami attraverso alcuni suoi libri. Personalmente lo vidi a Milano nel 2009 durante una conferenza all'interno del I° congresso internazionale di Ayurveda, una giornata di conferenze tenute da medici ed esperti provenienti da tutto il mondo. La semplicità di Swami mi colpì.
Deciso a conoscerlo, nel 2009 mi si presentò l'occasione di passare una settimana nel suo Ashram a Corinaldo, nelle colline marchigiane, per un seminario residenziale di Abhyangam (1). Vivere le giornate con la presenza costante del Maestro e' stato indimenticabile e ora nel ritrovarlo mi sembra di tornare a quei giorni.
Ma chi è quest'uomo vestito di bianco, con gli occhi vivaci che attendo di incontrare?
Swami, Acharya e Vaidya, termini sanscriti che determinano il percorso di vita e personale. In ordine Swami significa “Maestro di se stesso”, riferito a chi ha compiuto un percorso evolutivo, utilizzato in ambito religioso e monastico. Acharya è il Maestro, colui che attraverso l'esperienza e l'esempio trasmette e guida verso la conoscenza. In fine Vaidya (2) è il sapiente ayurvedico, colui che nasce in una famiglia di tradizione ayurvedica e quindi fin da bambino viene introdotto ai saperi, alla medicina ed ai valori della tradizione.
Nato nel 1941, di origine indiana nasce nello Sri Lanka. Dopo il percorso in famiglia nel '60 inizia il suo percorso di ricerca, come mendicante e asceta viaggia per 10 anni in
tutta l'India, praticando e apprendendo i principi di entrambe le discipline.
Nel 1985, costretto dalla guerra a lasciare il suo paese, si trasferisce a Genova con la famiglia. Fonda il primo “Centro Joytinat” a cui ne seguiranno altri distribuiti in tutta Italia, Spagna, Svizzera e Francia .
Tra una conferenza e l'altra continua il suo impegno nell'Ashram di Corinaldo (AN), dove mantiene vivo il suo messaggio, luogo che consiglio a tutti di visitare.
Finalmente è arrivato il momento, ci provo, gli spiego la mia idea e con un sorriso mi invita a spostarci perché c'è troppo rumore. Ci sediamo in disparte, accetta che possa registrare la conversazione ed inizio:

D: “Il mio blog si chiama "Ayurvedico per caso", per l'incontro casuale come occidentale con l'Ayurveda, per lei com'è stata la formazione?”

Sorridendo risponde: “ Non è stato un approccio, sono cresciuto con l'Ayurveda, era in famiglia, io non ho imparato. In famiglia fin dai 2-3 anni mi hanno cresciuto, vedendo cosa facevano. Vaidya definisce appunto l'educazione familiare nell'Ayurveda.”

Pongo un quesito che mi preme: “E' da molto tempo che insegna Ayurveda agli Europei, non solo in Italia, ha visto delle differenze o un'evoluzione di coscienza negli Europei che praticano Ayurveda o che si avvicinano ad essa?”

Pensa un secondo e risponde: “ Si ho capito, ma vedo che molti quando si avvicinano non conoscono l'Ayurveda, ne i suoi principi, ne la disciplina. Una parte è stanca della medicina allopatica, avvicinandosi all'Ayurveda come una scappatoia, provando qualcos'altro.
Alcuni , raramente, conoscono bene la disciplina e decidono di seguirne i dettami,ma rimane importante seguire lo stile di vita, come detto prima nella conferenza (3).
Molti si avvicinano solo per curare i problemi, ma non seguono completamente lo stile di vita perchè li spaventa, il che significa che non hanno la consapevolezza del significato dell'Ayurveda, diviene solo una scappatoia.
Coloro che hanno coscienza e decidono di seguirne lo stile di vita, quindi non vedendo solo il lato medico dell'Ayurveda, decidono di seguirne i dettami completamente.
Quindi noi incontriamo 2 gruppi di persone, uno con una propria coscienza, in cui l'interesse è quello di seguire lo stile di vita proposto. L'altro, la maggior parte, lo prende come una scappatoia, si dicono: visto che non ho altre soluzioni, provo anche questo. Ma questi non sono pronti a seguire la disciplina.”

Mi viene spontaneo chiedergli se non derivi dalla comodità del nostro mondo:
“Si per comodità, bisogna che escano dalla comodità. Ma anche l'Ego, perchè quando vedono che una cosa è buona e funziona, noto che vogliono diventare subito degli insegnanti. Mentre c'è qualcosa in più, come il seguire la disciplina, ma qui l'Ego vuole prendere subito la mano. L'Ayurveda necessita anni e anni di studi, tutta la vita per comprenderne i concetti. Quindi non è giusto imparare velocemente, questo potrebbe creare danno sia alla persona che alla società." 

Gli chiedo quale potrebbe essere il percorso giusto, per un occidentale, per poter apprendere al meglio l'Ayurveda:
“Il percorso dev'essere il più profondo e lento possibile, non con la volontà del tutto e subito. Pian piano devono uscire i concetti, non utilizzando scappatoie, l'Ayurveda è una disciplina e dice di affrontare la vita in modo difficile, non affrontando la vita facilmente, un punto da capire veramente.
Inoltre l'Ayurveda si basa sul principio di Yama e Niyama (4), quindi cosa evitare e cosa seguire, senza scappatoie, concetti sconosciuti anche da alcuni praticanti di Yoga. Sono concetti importanti, è come costruire una casa senza fondamenta, prima o poi questa crollerà”.

Termino chiedendogli un piccolo consiglio, un'abitudine, per poter seguire giornalmente l'Ayurveda, ricordandogli che durante il corso, presso il suo Ashram, disse che non si pratica Ayurveda se non ci si pulisce la lingua.
Sorridendo mi risponde: “Bisogna imparare che in ogni episodio, qualsiasi esso sia durante il giorno, devo essere soddisfatto e sentirmi felice di ciò che accade. Nell'arco della giornata accadono molte cose, in qualche modo devo trovare della positività in ogni cosa. Non negatività, positività sempre, forse sarà un po' nascosta, ma la devo cercare comunque”.
Sono passati 5 minuti, il Maestro deve andare e lo ringrazio del tempo donatomi.

Ripassando gli appunti, ascoltando la registrazione e scrivendo il post mi chiedo a quale gruppo di persone appartengo, alla mia comodità e a ciò che è vantaggio o svantaggio per me.

Lascio anche a voi questi quesiti, grazie per l'attenzione.



Per avere informazioni su Swami Joythimayananda si può visitare il sito: http://www.ayurveda-ashram.it/




(1) Abhyangam: Massaggio dell'intero corpo con olii caldi medicati.

(2) Vaidya: Sapiente, colui che ha ricevuto la conoscenza. Il termine vaidya, che deriva dalla radice vid “conoscere”, significa “conoscitore” o “persona di conoscenza”.
(3) vedi il post precedente: Swami Joythimayananda, prima parte: la conferenza.
(4) Yama e Niyama: Yama: astinenza o autocontrollo. Niyama: rispetto delle regole di condotta. Sono i primi due stadi di otto, nello Yoga.